martedì 14 febbraio 2017

Graham Greene, The end of the affair


Maurice Bendrix si trova ricapultato nell'esistenza di Sarah, la donna che, due anni prima, pose termine alla loro relazione adulterina senza fornire alcuna spiegazione. Si rivolge a un investigatore per cercare di fare chiarezza nell'esistenza della sua amante adesso, come allora e, nel frattanto, ricorda quello che è stato il loro rapporto. Sullo sfondo la Seconda guerra mondiale, all'orizzonte una rivelazione inaspettata.

Togliamoci subito di mezzo la questione degli aspetti autobiografici. Pressoché tutti quelli che leggono questo libro vengono a scoprire, quando non sono già a conoscenza, della relazione extra-coniugale che Greene ebbe con Lady Catherine Walston. Assodato che chi scrive libri non va a comprare l'ispirazione in un negozio, bensì ricava le proprie idee da una rielaborazione di quello che ha conosciuto, visto o vissuto in prima persona o attraverso altri, penso non sia giusto trattare questo lavoro come un'autobiografia, quando è un'opera d'arte, un romanzo.

Quando decisi di comprare questo libro, non mi ero fatta un'idea precisa di come avrebbe potuto essere strutturato, ma qualcosa dovevo essermela immaginata comunque perché mi sono trovata a sorprendermi, una volta incominciato a leggere. Sapevo della fine di una relazione, ero anche a conoscenza dell'input che aveva portato questa relazione a una fine, ma non mi aspettavo un racconto che si sviluppasse su diversi piani temporali, che desse spazio a personaggi quali l'investigatore privato imbranato Parkis o l'ateo illuso Smythe.

Bendrix, mentre ricorda di come la relazione con Sarah sia iniziata e finita, narrando di quello che, con l'aiuto di Parkis, viene a scoprire sull'esistenza dell'ex-amante, compie un percorso, la classica maturazione del personaggio. In Bendrix avviene — esplicitamente — nella nascita del dubbio e allusivamente — nel crollo delle certezze, che, nel suo caso, significa anche mettere in discussione la propria identità. Da questo punto di vista The end of the affair mi ha riportato alla mente Aegypt di John Crowley (qui), in cui si sottolinea come la ricerca di risposte ai grandi misteri possano avere un effetto sconquassante sulla singola persona, senza necessariamente influenzare 'l'equilibrio' del mondo esterno.

Per quanto sarà probabilmente risaputa a molti, non svelerò la grande domanda che è uno dei topoi attorno al quale si costruisce l'intero libro, sperando di incuriosire i potenziali lettori. 

The end of the affair si può trovare tradotto in lingua italiana con titolo La fine dell'avventura e, p di recente, Fine di una storia.

See you soon cyberspace cowboy...  

Bibliografia e URL:
Graham Greene, The end of the affair, London, Vintage, 2004
Ho scritto di Aegypt di Crowley qui: http://ludo-ii.blogspot.it/2013/11/stuck-in-2-books.html 

martedì 7 febbraio 2017

Dashiell Hammett, The glass key


Anni Trenta, Stati Uniti, una città del Nord-Est
Ned Beaumont è un giocatore d'azzardo e il braccio destro e amico di un politico corrotto, Paul Madvig. Le elezioni politiche si avvicinano e Madvig decide di appoggiare la candidatura del senatore Henry, allo scopo principale di ottenerne la mano della figlia, Janet. Le cose si complicano quando il figlio di Henry, Taylor, viene ucciso e tutti sembrano convincersi che il colpevole sia Madvig. Significherà la finde del politico e del suo controllo sulla città? Beaumont indaga.

Durante le scorse vacanze di Natale mi sono imbattuta nei film di Alan Ladd e Veronica Lake, due attori molto noti per i noir che girarono in coppia negli anni Quaranta. Fu così che scoprii The glass key, film del 1942 tratto dall'omonimo libro di Dashiell Hammett, pubblicato nel 1931. Hammett scrisse romanzi e racconti a tema investigativo e diventò uno dei più famosi rappresentanti del genere hardboiled, secondo il quale il crimine viene rappresentato in modo realistico, violento e descritto con occhio cinico.

The glass key è un romanzo nudo e crudo, nel senso che la voce narrante, in terza persona, si limita a osservare e indicare quello che succede, le azioni delle vari personaggi. Avete presente la teoria secondo cui è sempre meglio mostrare che raccontare i sentimenti dei protagonisti di un romanzo? Hammett lo mette in pratica all'ennesima potenza: il narratore non condivide mai i pensieri — per non parlare delle emozioni — di Ned, Paul, il senatore Henry e sua figlia. Come se non bastasse il narratore non evolve nel corso del libro. Con il procedere del romanzo, non impara a intuire qualcosa di più di Beaumont a forza di guardarlo, come avverrebbe nella realtà a forza di entrare in contatto con la stessa persona. Continua, invece, a descrivere le azioni che compie.

Veronica Lake e Alan Ladd in The glass key (da IMDb)


Lo stile di Hammett rende ambigue qualsiasi relazione e qualsiasi motivazione all'interno del romanzo. Emerge, in ogni caso, il singolare codice morale del protagonista Ned Beaumont, sempre fedele a Paul Madvig, anche quando questi gli volta le spalle. Ipotizzare che dietro al comportamento da 'gentiluomo' di Ned si nasconda anche un sentimento di amicizia nei confronti di Paul rimane un azzardo, per quanto al lettore sia data grande autonomia di decisione. Sempre per la solita mancanza di riferimenti alla dimensione introspettiva, rimane nebuloso anche il rapporto tra Janet e Ned, che si ritrovano a indagare insieme e... finiscono insieme, ma non sappiamo in quali termini esattamente.

Proprio la narrazione ridotta all'osso contribuisce a creare ancora più un alone di mistero e a rendere il romanzo particolarmente intrigante. Al contrario del film, che è un po' più ovvio e dolce nel raccontarci la storia. In generale, poi, la pellicola cinematografica si discosta dal romanzo, dipingendo Janet meno scaltra e coraggiosa, Ned meno freddo e soffiando molto più sul fuoco della loro relazione.

L'indagine investigativa, infine, è costruita bene: gli indizi sono disseminati con discrezione e c'è qualcosa di importante che non torna, né a Beaumont né al lettore. 

Seppur con qualche difficoltà, questo libro di Hammett può essere trovato in italiano, in varie edizioni, con titolo La chiave di vetro.

See you soon cyberspace cowboy... 

Bibliografia e URL:
Dashiell Hammett, The glass key, London, Orion, 2002
L'immagine di Veronica Lake e Alan Ladd si trova su IMDb, qui: http://www.imdb.com/title/tt0034798/mediaviewer/rm1186122752 

lunedì 9 maggio 2016

Franco Matteucci, Lo strano caso dell'orso uciso nel bosco



Un corpo senza vita giace sulla neve nell'apparente tranquillità del bosco. Accanto al cadavere, sul tronco di un albero, è stato inciso un cuore con all'interno il nome della vittima e una lettera greca. L'assassino ha lasciato la sua firma, un segno destinato a ripetersi e a seminare il panico tra i vicoli del paesino di montagna. L'ispettore Santoni, però, non riesce a indagare con la sua solita lucidità. Qualcosa — qualcuno — offusca la sua mente investigativa. E intanto il crimine continua a spandersi come una macchia di sangue, lentamente ma inseorabilmente. Gli abitanti di Valdiluce hanno paura: la loro cittadina, che una volta era un posto tranquillo e rilassante, rischia di trasformarsi nella tana di un pericoloso serial killer. Il tempo stringe per Marzio Santoni: stavolta in gioco c'è la vta di tutta la valle...

(Sinossi tratta dalla seconda di copertina della mia edizione.)

Quarto volume dedicato a Le indagini dell'ispettore Santoni, Lo strano caso dell'orso ucciso nel bosco segue Il suicidio perfetto, La mossa del cartomante e Tre cadaveri sotto la neve. Con questo romanzo Matteucci ha definitivamente sposato la scrittura scorrevole e il ritmo spedito che si richiedono al giallo destinato al lettore tipo del genere, sfoltendo le descrizioni che nei capitoli precedenti usava per fare uno studio dei personaggi e della natura umana e degli ambienti culturali e fisici in cui si muovono. Dal mio punto di vista, è un peccato, ma sono riuscita ad adeguarmi e a farmi trascinare dai colpi di scena e dalle improbabili dinamiche della trafila di delitti che non sembra avere mai fine.

Per quanto riguarda Marzio Santoni, detto Lupo Bianco, credo sinceramente che Matteucci non sia bene riuscito a inquadrarlo del tutto... il che è anche comprensibile, l'autore sta scoprendo a sua volta il suo personaggio, comunque penso che dovrebbe cercare di delinearlo in modo più sfuocato, non insistere sulla natura introversa, introspettiva e solitaria per poi fare di tutto per negarla. Per quanto le persone siano multisfaccettate e presentino tratti contrastanti, Marzio è spesso poco credibile. Introversione, tra l'altro, non è sinonimo di timidezza e non è detto che una persona introversa sia anche timida o viceversa. Senza dimenticare che ciò che ci troviamo di fronte nella realtà di tutti i giorni, con le sue contraddizioni, non sempre funziona se semplicemente 'ricopiato' sulle pagine di un romanzo, ma va opportunamente rimaneggiato attraverso gli strumenti della scrittura. Per quanto riguarda gli interessi sentimentali del protagonista, poi, penso che Matteucci sia stato abilissimo a rendermi detestabile Ingrid Sting. Anche se ne Lo strano caso dell'orso ucciso nel bosco la sua presenza è scarsa e solo accennata, la trovo sempre più insopportabile e spero che esca di scena al più presto.

Continuerò a leggere questi gialli di Matteucci perché trovo intrigante lo spazio innevato e confinato in cui si ambientino, nonostante l'autore abbia rinunciato del tutto a esplorare in modo serio le conseguenze che ciò ha sui personaggi. Sono anche curiosa di vedere come evolve il personaggio di Marzio nelle prossime avventure.

A parte
È, incredibilmente, arrivata un'ondata di caldo in Cumbira, se 24 ºC si possono definire caldo. Non durerà a lungo, purtroppo, e già verso la seconda metà della settimana scenderemo di una decina di gradi. Questa parentesi metereologica per sottolineare come le bizzarrie del tempo mi abbiano spinta a leggere un romanzo ambientato — come i precedenti della serie — in un paesaggio innevato e mi ha fatto anche trovare l'energia necessaria per scrivere questo post e dedicarmi un pochino al blog. 

See you soon cyberspace cowboy...  

Bibliografia e URL:
Franco Matteucci, Lo strano caso dell'orso ucciso nel bosco, Roma, Newton Compton, 2016
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